Appello alla Natura

Una fallacia ricorrente in molti dibattiti, e anche nell’ambito del dibattito etico sul ringiovanimento, la lotta all’invecchiamento e l’estensione della vita, è l’appello alla natura (noto anche come argumentum ad naturam).

Esempi di appello alla natura nell’ambito dell’invecchiamento e della morte:

  • “La morte è la cosa più naturale del mondo”. Credere che ciò che è ritenuto “naturale” sia buono, giusto, inevitabile, immutabile.
  • “Morire rientra nell’ordine naturale delle cose: Si nasce, si cresce, si muore”. Stessa cosa.
  • “È sempre stato così”, sottintendendo che quindi sarà sempre così: si sta presupponendo l’immutabilità di una certa condizione, o la sua correttezza sulla base di una prassi consolidata.
  • “Invecchiare è normale, pensiamo piuttosto alle malattie”. Appello alla normalità < Is Aging a Disease?, e insieme non conoscere le connessioni causali tra invecchiamento e malattie (geroscienza).
  • Invecchiare è una legge di natura”. Falso: in biologia non esistono leggi sull’inevitabilità dell’invecchiamento.
  • “Nessuno vuole più morire”. Come se prima tutti volessero morire, e come se il solo fatto che qualcosa esista e/o sia normale, renda questo qualcosa automaticamente desiderabile.
  • “Voglio invecchiare come natura vuole”. In realtà la natura, intesa come ciò che ha portato gli organismi ad evolversi nel modo in cui sono oggi, non ha scopi predefiniti per i vari organismi o gruppi di essi (concetti di base dell’evoluzione), che infatti mostrano un’enorme diversità, anche per quanto riguarda l’invecchiamento, al punto che esistono specie che non invecchiano (senescenza trascurabile).

Benché queste frasi riportate tra virgolette siano molto diffuse, poggiano su argomentazioni invalide.

L’appello alla natura in parole semplici

L’appello alla natura è un pregiudizio che emerge dalla sensazione che non sia condannabile qualcosa di naturale, quindi si tende a presumere che ciò che è “naturale” sia automaticamente buono, giusto o desiderabile, mentre ciò che è “innaturale” o non comune sia cattivo o indesiderabile. Insomma è l’idea che le cose “naturali” siano sempre migliori di quelle “artificiali”.
(Per estensione, che le cose preesistenti siano migliori di quelle nuove, e che quelle normali o frequenti siano migliori di quelle non normali o rare.)

Questa presunzione può manifestarsi in vari modi:

  1. Etica e Morale: Un esempio comune in questo contesto potrebbe essere l’affermazione che, poiché gli animali mostrano comportamenti aggressivi in natura, è giustificabile che gli esseri umani si comportino in modo aggressivo. Questo trascura il fatto che gli esseri umani hanno la capacità di riflettere sulle proprie azioni e di fare scelte morali (concetto: diversità).
  2. Salute e Medicina: Qui, la fallacia si manifesta spesso nella presunzione che i trattamenti “naturali” siano automaticamente migliori o più sicuri dei trattamenti “sintetici”. Ad esempio, l’idea che “questo rimedio è naturale, quindi è sicuro” ignora il fatto che molte sostanze naturali sono tossiche o dannose per la salute (ovviamente anche quelle sintetiche).

Pertanto, l’appello alla natura rappresenta una tendenza errata a equiparare ciò che è naturale con ciò che è moralmente o praticamente desiderabile o inevitabile. È essenziale sfidare queste presunzioni e valutare le affermazioni basate sui loro meriti intrinseci.

Altri esempi

“Le tigri mangiano carne, quindi i vegetariani si sbagliano”.

“Secondo la teoria dell’evoluzione, le creature migliori sopravvivono. Pertanto, non dovremmo fare sforzi particolari per nutrire i poveri. Se non sopravvivono, significa solo che non erano in forma come noi”.

“Le guerre ci sono sempre state. Quindi, non c’è motivo di obiettare che il nostro bombardamento della Siria sarebbe moralmente sbagliato”.

“È nella natura umana fare X o Y”. (Peccato che siamo tutti diversi e cambiamo anche nel tempo come individui e come specie, quindi viene sottovalutata la diversità umana)

Ragionamenti

Molte specie sopravvivono adottando comportamenti che non vorremmo vedere negli esseri umani. Un esempio è l’acaro Adactylidium, in cui i piccoli non vengono mai deposti come uova, ma si schiudono all’interno del corpo della madre e poi la mangiano dall’interno! In altre specie è la madre che si ciba dei piccoli. Non diamo alcun giudizio morale, perché dopo tutto si tratta di “natura”.

Tuttavia, una volta acquisita l’abitudine di astenersi dai giudizi morali al di fuori dell’ambito umano, l’appello alla natura cerca di convincerci che, poiché tutto ciò che è “naturale” è moralmente accettabile, dovremmo tollerare, nell’ambito degli affari umani, qualsiasi cosa possa essere definita “naturale”. Per “natura” si possono intendere, ovviamente, le altre specie, ma anche gli esseri umani in uno stato più “naturale” (cioè le società umane non civilizzate).

Perché fare appello alla natura è logicamente sbagliato

Derivare “dovrebbe” da “è”. La ragione profonda dell’errore è il passaggio da un “fatto”, cioè un enunciato descrittivo (“succede questo”, “è così”), a un enunciato imperativo o prescrittivo (“deve essere così”).
La premessa non dichiarata (e falsa) è che dobbiamo sempre accettare le cose così come sono.

L’osservazione di un fenomeno naturale (cancro, malattie, invecchiamento, infanticidio, predazione, terremoto, eccetera) non è una dimostrazione del fatto che sia buono e giusto. E nemmeno immutabile o inevitabile.

Natura imperfetta e fuori equilibrio

Uno dei motivi per cui si crede che ciò che è naturale sia anche giusto, è il credere che la natura sia perfetta e in equilibrio, e che l’uomo sia una specie di pecora nera guastafeste che rompe questo equilibrio perfetto. Spesso si sente dire, anche in trasmissioni tipo Linea verde, qualcosa come “la natura è in perfetto equilibrio”.
Si tratta di una credenza comune ma grossolanamente errata, come sa chiunque abbia studiato scienze naturali o biologiche.
Innanzitutto si deve rilevare che l’uomo è esso stesso un prodotto della natura, quindi, secondo questa logica, dovrebbe essere naturale, perfetto, e perfettamente inserito in questo presunto equilibrio.
Invece, sia la Terra che le specie viventi non sono e non sono mai state in equilibrio, nemmeno prima che ci fosse l’uomo, dato che in natura accadono eventi distruttivi e rivoluzionari: dalla catastrofe dell’ossigeno all’estinzione dei dinosauri.

Leggi di natura elementari e immutabili o fenomenti emergenti?

Un aspetto dell’appello alla natura è la supposta inevitabilità o immutabilità, che suggerisce che ciò che è naturale sia inevitabile e, quindi, non possa essere cambiato.

Questa idea può essere sfidata attraverso i concetti di apprendimento ed evoluzione. Ad esempio, mentre l’invecchiamento è spesso visto come un processo naturale e inevitabile, la presenza di organismi con senescenza trascurabile, come la medusa Hydra vulgaris o il mammifero eterocefalo glabro, suggerisce che l’invecchiamento non sia un destino immutabile.

A un livello fondamentale, è vero che le leggi naturali (fisiche) non si possono modificare. Il punto è che le persone che fanno appello alle “leggi di natura”, nel caso biologico, non sanno distinguere le leggi da fenomeni complessi emergenti da esse, oppure le applicano male.
Per esempio, la vita, l’invecchiamento, l’evoluzione biologica, sono tutti fenomeni emergenti da leggi chimico-fisiche più semplici che non cambiano. Ma anche se le leggi di gravità e quelle della meccanica quantistica non cambiano, e i principi di conservazione non si possono modificare, cambiano invece eccome nel tempo i sistemi biologici e le dinamiche complesse della vita, in particolare possono cambiare i genomi e quindi la capacità di sopravvivere, oppure l’ambiente che può favorire o meno la sopravvivenza (medicina, ricerca, eccetera).
La stessa “natura dell’uomo” (o di quella di altre specie) non è immutabile, ma dipende da geni e ambiente, entrambi modificabili, e quindi è modificabile. E si è in effetti modificata nel tempo. Ogni organismo ha una sua propria diversità e una propria natura, ha una diversa sensibilità e una diversa durata di vita, ed entrambe possono esser influenzate da molti fattori.

Un altro errore piuttosto comune è applicare una vera legge di natura in modo scorretto, come quando si crede di poter applicare il secondo principio della termodinamica ai sistemi viventi per dimostrare che è impossibile fermare l’invecchiamento. Il principio esiste (l’entropia di un sistema isolato non può diminuire), peccato che valga soltanto per i sistemi isolati, e non vale nei sistemi aperti, quindi non può essere applicato ai sistemi biologici, che sono sistemi aperti. Ci si ricorda solo di una parte del principio, ma viene persa la parte sul dominio di applicazione, che è ovviamente fondamentale.

È infine anche vero che tutto accade per una ragione, ma non nel senso che esiste una ragione superiore che ha deciso a tavolino che che l’uomo debba per sempre vivere al massimo 120 anni diventando sempre più debole e decrepito (e analogamente le altre specie debbano vivere un certo numero di anni), ma nel senso che ogni evento ha delle cause complesse, delle condizioni al contorno ben precise, e non nasce dal nulla.
Questo però non implica che tutto quello che sta accadendo ed è considerato “naturale” debba continuare ad accadere all’infinito allo stesso modo. Infatti, nell’evoluzione sono avvenuti ed avvengono cambiamenti a vari livelli, anche perché l’evoluzione è tutto tranne che un processo in equilibrio. Quindi anche parlare di “ordine naturale delle cose” lascia molto il tempo che trova, dato che questo ordine cambia nel tempo e nello spazio.

Ok ma attenzione

Anche se l’argomentazione “È naturale, quindi tutto ok” non è corretta dal punto di vista logico (errore che prende il nome di appello alla natura, appunto) e quindi non può essere utilizzata per trarre delle conclusioni definitive, la natura ha anche da insegnare.

Per quanto riguarda la medicina e la farmacologia (e la tecnologia in generale), è pur vero che noi stiamo ancora imparando e copiando molto dalla “natura” e che, al momento, è difficile fare meglio dell’evoluzione naturale (di questo concetto ne parla anche Andrew Steele nel suo talk sull’invecchiamento). Infatti, anche se in articoli sull’appello alla natura troverete spesso le medicine come esempio di cose innaturali ma buone, in realtà quelle poche davvero curative come gli antibiotici, sono spesso di origine naturale. Ma attenzione, questo non vuol dire che dato che sono naturali allora non possano avere effetti collaterali importanti (ad esempio l’alterazione del microbiota intestinale o flora batterica nel caso degli antibiotici, o disfunzioni persistenti nel caso della Serenoa repens), né che non sia possibile in assoluto creare rimedi artificiali migliori.

Gli organismi hanno trovato modi per difendersi (vedi antibiotici) tramite meccanismi evolutivi, tuttavia normalmente non vengono trovate le migliori soluzioni in assoluto, ma vengono trovate soluzioni che danno dei vantaggi di sopravvivenza rispetto a non averle. Analogamente, gli algoritmi genetici, che sono metodi computazionali ispirati alla teoria dell’evoluzione, trovano soluzioni spesso buone, ma tipicamente non trovano le migliori (problema dei minimi locali).

Il problema della definizione

Ma ancora più a monte, un altro enorme problema legato all’appello alla natura è che il concetto stesso di naturale è vago, arbitrario, discutibile, inconsistente. Si veda anche questo articolo: Cos’è “naturale” e cosa non lo è? – Il Post. Si ricordi anche che l’uomo, in tutte le sue manifestazioni, fa comunque parte della natura, e non è separabile da essa.

Link esterni