“Siate affamati, siate folli”, ma ehi, non cercate di mantenere la salute…

Quando Steve Jobs fa l’apologia della morte, in realtà si dimentica di avere appena detto che nessuno vuole morire e di aver poco prima parlato molto male della brevità della vita

Stay hungry. Stay foolish.

STEVE JOBS

“Siate affamati. Siate folli.”, diceva Steve Jobs. Nel senso… osate, raggiungete vette inesplorate. D’accordo, però poi lui stesso cadeva nei cliché standard sulla morte, in pieno status quo, senza porsi domande o andare un minimo oltre.

In generale, il fatto di aver avuto molto successo nella vita non ti garantisce di essere un filosofo rigoroso. Il discorso di Steve Jobs è comunque interessante per diversi aspetti. Trovate un video di riferimento qui.

“Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno o l’altro avrai ragione” (risate)

A parte questa citazione simpatica che Jobs riporta, poi prosegue: “La paura dell’imbarazzo e del fallimento svaniscono di fronte alla morte. Lasciando solo ciò che è veramente importante. Ricordandomi che sarò morto presto è lo strumento più importante che abbia mai incontrato per aiutarmi a prendere le grandi decisioni della vita”. Dice Jobs.

Ricorda almeno in parte ciò che ha detto Neil deGrasse Tyson. Vediamo:

  • “che abbia mai incontrato” (poi dice anche “che io conosca”): ok, quindi, per fortuna, non parla in assoluto, pertanto altri potrebbero essere a conoscenza di, o potrebbero comunque esistere, altri modi (che non siano il pensiero di morire presto) per prendere grandi decisioni nella vita. Infatti molti altri e tutto questo sito lo testimoniano. Vedi anche Andrew Steele su Aspetti etici.
  • dice che la paura della morte è la paura più grande. Meno male. Questa cosa di essere condannati a ciò che si teme di più però viene immediatamente dimenticata, insieme al dimenticare che molte cose importanti vengono fatte anche prima di raggiungere la consapevolezza della finitezza temporale. Evidentemente si crede che dobbiamo fare solo “cose importanti” molto velocemente, nell’ansia di perderle, per poi comunque perdere tutto e andare incontro a ciò che più è temuto. Come dire… non sembra un gran risultato. Non ha molto senso, perché il risultato minimo dovrebbe essere evitare ciò che è più temuto. Inoltre, spensieratezza, leggerezza, spontaneità, crescere con i propri tempi senza fretta, rispettando anche le diversità, non sembrano avere alcun valore, secondo il suo discorso. Davvero bisogna sempre essere minacciati di morte per fare le cose belle? Ancora purtroppo siamo a questo livello di (non) consapevolezza e di contraddizione.

Poi dice:

Nessuno vuole morire.

Una frase piuttosto rilevante. Avvicinandosi alla morte, Steve Jobs si è accorto ancora meglio (ma non è che prima volesse morire, anzi… e molti se ne accorgono benissimo anche senza mai sfiorare la morte) che nessuno vuole morire. Questo torna con le emozioni che, naturalmente, si attivano maggiormente in vicinanza del problema, per i più distratti.

Nessuno vuole morire quando? Nel presente. Quindi sempre, dato è sempre il presente, e i desideri (non voler morire) si manifestano sempre nel presente. In sostanza, nessuno vuole morire mai. Un video che fa questa considerazione sul presente, che inizialmente non avevo ben colto, è Why Die?

Ovviamente, si può voler morire in certe condizioni (anche se tendiamo a considerare i desideri di morte sintomi di malattie, e a vietare l’eutanasia). Ma quali sono queste condizioni? Quelle in cui c’è forte sofferenza, e questa sofferenza non è risolvibile in futuro. Ancora il sistema motivazionale che fa calcoli di costi/benefici per il futuro, non si esce da questo schema. Se uno sta bene non vuole morire, ma vuole continuare a stare bene. Se uno sta male vuole tornare a stare bene. Se non vede il bello in futuro, può anche pensare di voler morire. Ancora una volta, tutto dipende dalla qualità, non dalla quantità.

Ma attenzione: cosa ha detto poco prima Steve Jobs, en passant, senza rendersene conto (5:30)?

“Sono stato fortunato, ho scoperto quello che amo fare presto nella vita”.

Tana! Qui si è tradito. Sta dicendo che ci sono persone sfortunate che lo scoprono tardi. Ma da cosa scaturisce questo “tardi”? E cosa è che scoprono tardi? Sta implicitamente dicendo, due cose:

  1. che la brevità della vita è un problema. Infatti, se si ritiene fortunato, vuol dire che rileva che una rilevante fetta di persone è sfortunata. Ed è sfortunata perché scopre tardi ciò che ama. Ma quel tardi si ha proprio a causa di invecchiamento, malattie e mortalità, non per altri motivi. E quindi conferma che la brevità della situazione amabile è una sfortuna (che faccia o meno aumentare la preziosità).
  2. che ciò che conta è dato da quello che AMA fare. L’amore e la passione sono ciò che dà senso alla vita, e non certo la morte. Amore e passione sono intimamente, neurobiologicamente, collegate al concetto di ricompensa. Che non richiede la morte. Vedi articolo dedicato a morte e motivazione, con una confutazione radicale di una certa retorica.
Affermazioni che testimoniano che la brevità della vita non è un bene.

Altre cose che Steve Jobs ha detto:

“Nessuno è mai sfuggito alla morte, ed è giusto così [fallacia naturalistica, NdR?] perché probabilmente la morte è la migliore invenzione della vita”.

Peccato che la morte non sia un’invenzione della vita, vedi faq. Ma poi, trarre delle conclusioni certe da un “probabilmente” non è proprio il massimo, dato che non c’è alcuna garanzia di certezza.

E perché sarebbe, secondo Jobs, probabilmente, la migliore invenzione? Perché sarebbe, dice dopo, “l’agente, il motore del cambiamento”. Aaaah ok. 🥲 Gli sfugge la plasticità sinaptica, che permette cambiamenti senza richiedere la morte degli individui (anche questo lo trovi nelle faq). Anzi, il cervello è fatto apposta per imparare senza che l’organismo muoia, senza che per cambiare qualcosa si debba ripartire da zero, dato che appunto, i nostri comportamenti in massima parte non sono rigidamente e geneticamente predeterminati.

Ma poi… che senso avrebbe il cambiamento, a cosa dovrebbe servire alla fine? A stare male o a stare bene? Esempio di pensiero bloccato, che cade nelle trappole cognitive associative (“cambiamento = bello”) che si dimenticano del resto: il senso ultimo del cambiamento è andare a stare bene, quindi non certo mantenere una condizione “drammatica” (parole di Jobs) in cui si perde tutto e si muore, andando incontro a ciò “di fronte a cui ogni altra paura svanisce” (sempre parole di Jobs).

“Verrai messo da parte per fare posto al nuovo. Scusa se sono drammatico ma è abbastanza vero”.

Di nuovo la fallacia naturalistica, qui implicita: ciò che è normale e/o naturale e/o ritenuto immutabile tende a essere visto come giusto o inevitabile solo perché è un fatto: si sta derivando una prescrizione da una descrizione. In più conferma ancora una volta la drammaticità di questa condizione. Ma senza trarne le dovute conclusioni. Si parla tanto di imparare dalla sofferenza, ma non lo si sta affatto facendo. Se la sofferenza si deve ripetere sempre, vuol dire che non si è mai imparato da essa. E… non si sta ascoltando il proprio cuore.

Non c’è motivo per non seguire il tuo cuore.

E quindi perché non lo si segue in modo coerente? Cosa dice il cuore? Il cuore parla di drammaticità della morte, e di desiderio di felicità e di amore. Dice, in ogni modo, di restare.

Seguire il cuore significa che le emozioni sono fondamentali, ovvero sono ciò senza il quale niente ha senso, quindi senza le quali tutto è indifferente e insignificante. Ma questo non vuol dire che si debba abbandonare la logica, la razionalità.

In sostanza sta proponendo lo schema preesistente del ricambio generazionale, senza rilevarne il problema etico. Problema che è affrontato in un articolo dedicato: il problema del ricambio generazionale. In breve consiste nel credere che dobbiamo generare persone non per la loro felicità, ma per sacrificarsi per far andare avanti l’apparato di ricambio stesso, in un ciclo infinito in cui tutti devono perdere tutto, senza considerare etica, sogni, diversità, ed evoluzione (visione statica e ripetitiva dell’evoluzione, in sostanza il suo contrario).

Per finire, un altro degli effetti collaterali dell’invecchiamento e della brevità della vita, che possono causare fretta (del resto “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”) e ansia di sistemarsi un po’ come capita, invece di vivere la vita serenamente secondo i propri tempi e il proprio cuore:

Questo articolo è fortemente collegato a Morte e Motivazione.

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